martedì 7 maggio 2013

Casa Coppelle

Girare per la zona Piazza Navona-Pantheon e driblare le finto osterie in stile romanesco con il menù che spazia dalla carbonara alla tagliata di manzo con rucola è uno sport faticoso e non ti aspetteresti in una delle belle piazze del centro un localino come questo che unisce nello stile, negli arredi e nel menù tradizione francese ed italiana. Un pò bistrot un pò casa borghese con luci soffuse e libri antichi per un cibo non banale e complessivamente ben cucinato. Certo il conto veleggia tranquillamente oltre i 40 euro a persona, ma soprattutto le preparazioni di carne secondo lo stile d'oltralpe meritano una sosta. Quindi carni brasate a lungo, sughetti consolanti a base di vino, burro ed accostamenti salato-dolce. Molti anche i dolci da provare per toccare con mano il meglio della produzione francese. Può essere il posto giusto per fare bella figura con il/la fidanzato/a o i suoceri. Aperto a pranzo e cena.
Casa Coppelle - Piazza delle Coppelle, 49 tel. 06/68891707   www.casacoppelle.it

sabato 4 maggio 2013

Siena e Firenze

Un Ponte in Toscana ci sta sempre bene, anche se di questa Regione apprezzo più le piccole località e la campagna che le grandi città che sono sempre prese d’assalto da orde di turisti e gite scolastiche. E infatti così si presentavano Siena e Firenze nel lungo Ponte del 25 Aprile 2013, del tutto soffocate da una folla di persone giunte da tutto il mondo per vedere tutti insieme le stesse cose. Onestamente in queste condizioni la qualità della visita ne risente e del resto a me Firenze non ha mai fatto tanto impazzire perché al di là della indubbia bellezza delle opere d’arte contenute nei mille musei, palazzi e nelle straordinarie chiese, tutto sommato mancano aspetti realmente caratteristici di una città totalmente sfigurata dal turismo di massa. A Firenze riconosco solo l’indubbio fascino del fiume Arno che non soffre come il Tevere di muraglioni che lo separano dalla città ed i cui scorci dai ponti, soprattutto al tramonto, regalano un tocco di forte romanticismo a qualunque visita. Per il resto tour de force tra musei e chiese in entrambe le città.
Alcune note: la Firenze Card costa ben 50 euro per 3 giorni però permette l’accesso gratuito a tutto proprio tutto il visitabile, comprese mostre temporanee e luoghi privati come Palazzo Strozzi. Considerati i prezzi di Firenze se ci si mette di buona lena – e noi l’abbiamo fatto! – ci si guadagna. Inoltre sono compresi anche i mezzi pubblici e l’accesso prioritario ai luoghi con file clamorose…peccato che non ci siano quasi mai accessi separati, quindi si tratta di discutere con la folla in fila ed è molto sgradevole. Dappertutto si vive la costante certezza che la città è del tutto disorganizzata per accogliere questa mole di turismo e sporcizia e disorganizzazione regnano sovrane.
Interessanti le attività per bambini organizzate da Palazzo Vecchio e Palazzo Strozzi.
Ben più linda Siena, anche se il bivacco in Piazza del Campo sembra roba da Lanzichenecchi.
Detto ciò ovviamente abbiamo anche mangiato e complessivamente piuttosto bene, con i consigli della immarcescibile guida Slow Food e di amici fiorentini. Inutile dirlo, obbligatorio prenotare in ogni ristorante, fosse anche la più infima bettola, se non volete rischiare di mangiare lasagne precotte e cotoletta alla milanese nelle squallide tavole calde turistiche che sono dappertutto.
Siena - Grotta di Santa Caterina da Bagoga - Via della Galluzza, 26 tel. 0577/282208
Bel posto vicino al Campo con ambiente antico e vivace. Tanti turisti, ma anche senesi, per gustare ottimi pici, ribollita e specialità particolari come il “gallo indiano” sfiziosa ricetta del ‘700 ritrovata (tacchino in umido con spezie del panforte) ed il panforte accompagnato da liquore al panforte. Belle bottiglie di tutti i prezzi, ma anche vino al calice più che pregevole. Aperto a pranzo e cena.
 
Firenze - La Casalinga - Via dei Michelozzi, 9/R tel. 0557218624
Un po’ una delusione. Spesso la Slow Food nelle grandi città tradisce le aspettative inserendo anche indirizzi che vantano sicuramente una certa veracità tradizionale, ma non necessariamente di  alta qualità. La Casalinga è il tipico esempio di trattoria di una volta che campa di rendita: il problema non è la deriva turistica, visto che il locale è anche un po’ decentrato dalle tipiche rotte delle orde nel ben quartiere di S. Spirito, ma l’assioma per cui cucina casalinga debba far rima con eccesso di condimenti e cotture alla come va va. I pici scotti ed un olio pur buono, ma in dosi eccessive in ogni pietanza rendono anche i piatti più semplici indigesti. Non sempre la tradizione va rispettata, anzi spesso la cucina delle nonne era veramente pessima!!!! Aperto a pranzo e cena.
 
Firenze - Antico Ristoro di cambi - Via S. Onofrio, 1/r tel. 055/217134
Decidere dove mangiare una buona ed autentica bistecca fiorentina a Firenze è un po’ come stabilire dove mangiare la pizza a Napoli o la carbonara a Roma….è dura! Per fortuna gli amici locali ci sono venuti incontro portandoci in questo storico locale nel tranquillo quartiere di S. Frediano oltrarno. Ristorante arcinoto e sempre pieno, quindi d’obbligo la prenotazione e nelle serate più affollate si rispetta anche il temibile “doppio turno”. Però ne vale la pena. Ambiente caldo ed accogliente con panche e sgabelli, situazione moto toscana ed infatti ci sono molti locali che vengono soprattutto per mangiare l’ottima e piccantina ribollita, sempre in carta, e le straordinarie fiorentine. La carne buona si paga, ma qui si paga il giusto: 40,00 euro al chilo per una bistecca veramente succulenta cotta alla perfezione con un incredibile sapore di brace ed il grasso rosolato a puntino. Una vera esperienza, anche per chi come me non mangia la carne del tutto al sangue, ma preferisce una cottura media. Diffidate della marea di posti che in città offrono le “bistecche alla fiorentina” a prezzi ridicoli! Aperto a pranzo e cena.
Tripperie
L’Italia per chi non se lo ricordasse è il paese dello street food, altro che kebab! Se a Milano o Roma questa antica tradizione è quasi dimenticata, in provincia gli indigeni ci tengono a mantenere viva la pratica quotidiana di cibo buonissimo da mangiare in piedi, possibilmente sporcandosi le mani.
A Firenze lo street food per eccellenza è il panino con il lampredotto, parte dello stomaco più delicata della trippa: i banchi stabili di questi panini sono ancora tanti e spesso sono posizionati all’interno e nei pressi dei mercati, come è giusto che sia. Il lampredotto è buonissimo, sia lesso con la salsa verde o piccante sia inzimino cioè in umido, e vale la pena sfidare l’eventuale disgusto per l’idea sul prodotto perché il gusto è ottimo, leggero e saporito. Quasi tutti i banchi vendono anche panini o vaschette con lesso, trippa alla fiorentina, guancia in umido. Noi abbiamo provato questi due trippai:
 
Lupen e Margò - Via dell'Ariento angolo Via S. Antonio (mercato di S. Lorenzo)
Orazio Nencioni - Loggia del Porcellino
 
Per massimo 4.50 euro per un panino e poco di più per una vaschetta si mangia benissimo e si è sicuri di assaggiare un prodotto locale sempre fresco visto che le file davanti a questi baracchini dimostrano che le preparazioni sono di giornata. I trippai sono in genere aperti dalle 9.00 alle 18.00 e chiudono solo la domenica e in piena estate. Mangiare un sugoso panino mescolati ad una folla di giapponesi e fiorentini non ha prezzo.
 
 

giovedì 2 maggio 2013

Parmaroma

Per mangiare cucina emiliana a Roma ripassate dalla recensione di Colline Emiliane e lì rimanete! Mi dispiace, ma non c’è paragone: nonostante la buona volontà del proprietario questo locale non ha un’anima ed ha sviste nella cucina del tutto imperdonabili. La scarsa anima è data dal non decidere tra l’essere una ambasciata del buon gusto emiliano a Roma e il non distinguersi da altre trattorie pseudo tipiche della zona del Pantheon. La sala adornata ed apparecchiata in stile finto rustico, i menù squalliducci e la televisione accesa su un indefinibile mix di video e musica lounge di ispirazione brasiliana fanno propendere per la seconda ipotesi. Peccato perché i salumi, la spuma al parmigiano, i grissini al parmigiano ed i buoni tortelli di zucca un tocco di autenticità lo regalano pure. Ma l’incredibile sciatteria di una porzione di fettuccine al culatello e radicchio del tutto scotte ed appiccicose denotano che qualcosa non va e non basta che il patron si scusi, le faccia rifare e non le conteggi nel conto finale. Leggendo Tripadvisor si scopre che da un po’ questo rito della pasta scotta sta diventando una costante: cambiato cuoco? Beh cambiamolo un’altra volta allora! Aperto a pranzo e cena.
Parmaroma – Via del Pozzo delle Cornacchie, 36 tel. 06/68806729   www.parmaroma.com

lunedì 22 aprile 2013

Supplì a Roma

Da tempo mi ripromettevo di fare anche io un post sui migliori indirizzi per i supplì a Roma come i più blasonati blog che si rispettino. Del resto per anni mi sono chiesta come fosse possibile che al di sopra di Roma la gente non sapesse cosa fosse un supplì (e pretendesse anche di vivere felicemente!). Ma alla fine ho deciso che non c'è molto da dire: è inutile fare un elenco ragionato di luoghi che cucinano buoni o mediocri simil supplì, magari mixando alta cucina e street food. Indubbiamente i supplì creativi di 00100 sono ottimi e a livello di ristorazione le proposte di Dandini e di Bir e Fud sono eccellenti...se poi finiamo a fare confusione con gli arancini il discorso si fa lungo.
Ma la verità è che se a Roma si deve parlare del migliore, tradizionale, supplì, allora il posto è uno solo e per di più ci io abito a pochi passi. Conosciuto come I Supplì, Venanzio, Sisini: come lo volete chiamare riconoscerete questo tempio della pizza a taglio e dei supplì dalla folla che lo assedia a tutte le ore. In orario pasti c'è la fila fuori, ma il servizio è di una velocità sorprendente ed il ricambio dei prodotti continuo. In 20 anni di frequentazione non ho mai mangiato un supplì freddo o peggio ancora inacidito: i supplì di Sisini sono incredibilmente sempre uguali a se stessi e quindi perfetti. Riso cotto al dente con sugo ricchissimo, mozzarella - vera -  filante, panatura croccante ed asciutta. Roba da dipendenza. Ottima anche la pizza a taglio croccante e molto saporita e le arancine. A pranzo anche paste e melanzane alla parmigiana ed il pomeriggio fritti vegetali, tutto di ottima qualità, per l'asporto o il bivacco: dotatevi di un vassoietto e qualche bustina di un po' di tutto, ma almeno due supplì a testa, e poi andate a mangiare ai giardinetti della vicina Piazza di San Cosimato: ci riconosceremo.
Aperto da mattina a prima serata. Chiuso la domenica.
I Supplì (Venanzio, Sisini) - Via San Francesco a Ripa, 137

Trattoria degli Equi

Vatti a fidare dei post di altri blog! Siamo andati a San Lorenzo per provare questa nuova trattoria che ha per chef e patron un certo Mario Bruno che in passato gestiva la mitica A' Ciaramira di Trastevere. Ne avevo letto belle cose, come di un buon esperimento di ritorno ad una ristorazione tipica e di qualità ad un costo accettabile in un quartiere come San Lorenzo dove sembra che non esista niente al di fuori di aperitivi e pizze mediocri. Ma per ora tutto ciò non è pervenuto. Di fatto si tratta di un esperimento che ancora non ha chiara la sua strada e che delude sotto tutti gli aspetti. La location è quanto mai buffa in quanto è stato mantenuto l'arredo marinaro tutto legno del preesistente pub, con tanto di chiglia di nave all'interno. Il menù non prende partito, ondeggiando tra piatti della tradizione romana, piatti da cucina di casa e qualche idea finto creativa. Ma è nell'esecuzione che si notano i difetti peggiori, quando la carbonara nuota nell'uovo e le chicche di patate al pesto mal si sposano con la mozzarella di bufala ed il pomodoro concassè in un piatto che sembrava preparato da uno studente della vicina università per impressionare la fidanzatina. Perché? Piatti senza storia, senza una ragione in un mix dove l'idea di cucina di casa fa sorgere spontanea la domanda "ma allora perché non mangio a casa?" con errori marchiani come inondare un'enorme e tutto sommato croccante cotoletta panata con una bella insalatona di rughetta e pomodorini tanto da ammollare il tutto. Il bello è che alla fine il conto non riesce a stare al di sotto dei 30 euro e così si vanifica un'altra delle mission. Per non parlare dell'ingenuità che non fa optare per un'apertura anche a pranzo, quantomeno nei fine settimana, per quella che si propone come una trattoria in antitesi agli onnipresenti pub. Se resiste ci si torna tra un annetto e si verifica che strada ha preso. Aperto solo la sera.
Trattoria degli Equi - Via degli Equi, 39 tel. 06/4469014

Tiger Tandoori

Cucina indiana: si è già detto, la amo molto e sono ormai due decenni che vorrei tornare in India. A Roma ci sono vari posti interessanti ed il Krishna 13 di cui ho già parlato è uno di questi. Però si tratta sempre di locali di stile esotico, così come si vorrebbe fosse un viaggio tipico. Il Tiger Tandoori invece è un'altra cosa, un ibrido tutto Pigneto style: i cuochi sono indiani, ma la gestione è curata dai quei geniacci del revival e del vintage del Micca Club e del Necci e infatti anche qui l'India proposta non quella dei film di Sandokan, ma quella della Bollywood anni '50. Arredi e divanetti da fast food stile Happy Days con locandine di vecchi film indiani e di glorie del cinema bollywood si coniugano con serate con dj stile swing e rock'nbilly e la cucina indiana. Sì ma come si mangia? Molto, molto bene. Piatti tradizionali ed anche qualche idea nuova come tanti tipi diversi di dosa, specie di involtoni di piadina leggera ripieni di ogni ben di dio. Complessivamente sapori netti e freschi, forse un po' troppo calmierati nell'uso delle spezie e del piccante. Ottime le preparazioni nel forno tandoori ed i fritti sicuramente più leggeri della media. Possibilità anche di take away con costi inferiori ed ottime birre artigianali. Alla fine il conto è più in linea con l'anima radica chic del Pigneto che con quella proletaria, ma con una trentina di euro si sta bene. Aperto solo la sera.
Tiger Tandoori - Via del Pigneto, 193 tel. 06/97610172   www.tigertandoori.com


Taberna Persiana

Strana cosa: Roma non è New York ed infatti mancano all'appello numerose etnie immigrate ed ancor più ristorazioni ad esse collegate. Eppure pur non essendo la comunità iraniana tra le più numerose della città il locale che descrivo non è né il primo né l'unico in città. In passato c'era un ristorante in zona Stazione Termini e adesso oltre a questo esiste un certo Arian in zona Prati. Si tratta sempre di locali piuttosto spartani, gestiti e frequentati da autentici iraniani che sembrano vivere il posto come un luogo di vero e proprio incontro comunitario. Questa Taberna è un localino piccolo e veramente casalingo, ma la cucina è buona ed economica e l'atmosfera che vi si respira è autentica e fa pensare ad una comunità che da decenni emigra più per motivi politici che di ricerca del benessere economico e vive con grande nostalgia la lontananza da casa. I piatti sono tutti di carne accompagnata da riso e conditi con il tradizionale mix di sapori agrodolci della cucina persiana: grande uso del succo di melograno, di limoni essiccati, di pomodori caramellati. Mangiare persiano ed ascoltare la dolcissima lingua farsi sono il modo migliore per capire una volta per tutte che non si tratta di un popolo arabo, ma probabilmente di uno dei fondamenti della nostra cultura e civiltà europea (gli "ariani"...altro che nazisti!). Con 20 euro si può fare un pasto esotico ed abbondante. Aperto a pranzo e cena.
Taberna Persiana - Via Ostiense, 36/h tel. 06/81109052